Amarsi dopo l’Amore

Non so l’oscuro piacere che si ricava dalle lacrime.
Spesso nella pioggia l’anima piange se stessa.

Odio la santità. La tua santità è merito della mia colpa, e la Bellezza è una costola sottratta all’Errore. L’Errore ha il coraggio di essere corpo. L’errore ha l’ardire di farsi mutilare. Tu sei solo un arto che chiamano Giustizia. Appartieni a tutti, come il mare e le puttane.

Ma ricordo un nontempo che nei nostri occhi ci si poteva camminare. Come sul filo sottile che dalla riva dell’io conduce all’Altro. E noi, funamboli nudi e bambini, eravamo salvi perché ignari della caduta.

Cos’era l’odio? Cos’era l’amore?
Assurdi prolungamenti della noia.

Noi ci vantavamo delle foglie nel vento, quando ancora ne sentivamo la voce. Si facevano interminabili incontri col silenzio.
Eravamo spregiudicati perché eravamo innocenti.

Poi all’improvviso aprimmo gli occhi.
In balìa di una pioggia d’acciaio gli uomini rinunciavano alla pelle.

Ci siamo adattati anche noi, sperando che morire fosse peggio. Ma una ferita che si apre è una ferita che si libera.
Bisogna morire per salvarsi.

E adesso sotto quale croce cerchi il dio che splendeva nei nostri baci?

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